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ADOLESCENZA, BULLISMO

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L'ADOLESCENTE RIBELLE
Su richiesta del Presidente della Camera Penale Paolo Cappelli

PREMESSA
Per poter relazionare sull'adolescenza ribelle, amministrata poi dalla giustizia, è stato necessario per me documentarmi anche cercando e trovando informazioni presso altri siti.
In particolare mi sono avvalsa della relazione tenuta da Livia Pomodoro: Presidente del tribunale dei minori di Milano, la quale mi ha chiarito non pochi concetti e colmato alcune lacune.

Prima di tutto:
l'età di riferimento, suscettibile di pene è quella che va dai 14 ai 18 anni.

Età sempre più al centro dell'attenzione
Con il passare del tempo c'è stato dunque sempre più interesse nell'osservazione, nello studio dell'età dell'adolescenza e dell'età che giochiamo del malessere più che del disagio (considero il malessere fisiologico non patologico ovviamente) e c'è stato un affollarsi di indagini, diagnosi, prognosi, terapie.

Prevenzione
Contemporaneamente é entrata di moda nel nostro linguaggio la parola prevenzione: per ogni fenomeno negativo abbiamo detto che abbiamo bisogno di prevenzione, poi nessuno sa che cos'è questa prevenzione e quando si va ad individuare che cosa si deve fare in materia di prevenzione, non si sa cosa fare. Non é neppure chiaro concettualmente che cosa significhi la parola prevenzione.
Ciò ha giocato e gioca un suo ruolo negativo proprio nell'approccio alle difficoltà dell'adolescenza.

Visione govanilistica del mondo
Per tornare al tema, l'interesse per l'adolescenza credo abbia una serie di componenti. Intanto la visione del mondo é divenuta sempre più giovanilistica come indicano certi messaggi che ci vengono dal mondo dei media, ad esempio la discoteca come città dei giovani.

Individuare, dunque, la maschera immagine del ragazzo disadattato-deviante.

E ciò anche ponendo attenzione ai sensori esterni alla nostra attività quotidiana. Per quanto riguarda le statistiche dal Tribunale per i Minorenni di Milano, quello che posso dire è che in relazione all'età, individuata dalla legge tra i 14 e i 18 anni, la capacità "delinquenziale" si dispiega in tutto l'arco di tempo considerato come imputabilità minorile senza grandi distinzioni, anzi se l'età dell'adolescenza é diventata precoce nel suo dispiegamento, é invece molto tardiva nel sua conclusione.

E' fenomeno che tutti conosciamo bene, quello dei ragazzi che non si allontanano dal nucleo famigliare se non assai avanti nell'età adulta, che non si assumono responsabilità più di quel tanto che in fondo la vita sociale e famigliare impone e così via. Emerge invece un fenomeno abbastanza preoccupante, allo stato non classificato statisticamente. Si tratta di questo: vi sono ragazzi non imputabili, al di sotto cioè dei 14 anni, che vengono segnalati per aver commesso dei reati.

Questo significa appunto, che c'è una certa precocità di ingresso nell'adolescenza, l'età di maggior malessere, l'età nella quale si esprime di più l'esigenza di trasgressione. A questa fascia di ragazzi non abbiamo attualmente un'attenzione sufficiente e potremmo ritrovarci veramente in situazioni, come quelle che già in altri paesi si stanno verificando, di piccola e grande delinquenza minorile in età sempre più basse.

Perché i baby Killer?
Se gli adulti non sanno dare indicazioni di progettazione ai ragazzi é inevitabile che questi ragazzi crescano in situazioni di così grande disagio da delinquere. I ragazzi delle ultime generazioni crescono più velocemente, stimolati come sono dal mondo esterno.
Purtroppo essi apprendono quasi sempre modelli negativi più che modelli di progettualità e di crescita. Basterebbe a dimostrare ciò un caso di cronaca: ragazzi di 7-8 anni che riescono a mettere in piedi un'estorsione sia pure di 25.000 euro, facendosi portare i soldi presso la scuola: é accaduto in una città vicino a Milano.
Questi ragazzi hanno progettato e posto in essere attività proprie della commissione di un reato complesso e raffinato. Immagino che nessuno di noi sia in grado di pensare e organizzare un'estorsione, telefonando al titolare di una ditta che si occupa di carico e scarico di farina, e, affermando di avere visto scaricare cocaina o eroina, chiedendo il pagamento del silenzio. La storia così raccontata potrebbe indurre al sorriso, dal momento che dimostra l'intelligenza dei ragazzi e la loro capacità di organizzazione.

Ma dimostra anche la loro capacità di comprensione di certi messaggi: messaggi assolutamente negativi vissuti come virtuosi.

Qual'é a questo punto la maschera del ragazzo deviante?
Intanto c'è una caratteristica molto brutta, ed é quella del non rispetto dalla persona, reati commessi dai ragazzi con l'uso della violenza. Mi riferisco alle rapine, agli scippi, ma anche ai conflitti personali tra ragazzi. D'altra parte questo elemento della mancanza di rispetto della persona emerge anche nei comportamenti autolesionistici dei ragazzi: cioè la persona in quanto valore fondamentale, in quanto valore massimo dalla umanità é purtroppo un valore che non sta' in cima ai pensieri del ragazzo, anzi, ha una valenza a volte limitatissima proprio in relazione al comportamento trasgressivo o addirittura criminale. Per quanto riguarda altri reati specifici c'è poco da aggiungere sul modo di essere dei ragazzi. L'aiuto alla crescita dei ragazzi deve aver delle agenzie dove questo sia possibile, nella fisiologia e non nella patologia e per quanto riguarda i nostri ragazzi questo é un problema che si pane molto frequentemente: ci sono ragazzi che passano attraverso il Tribunale per i minorenni ma che non avrebbero bisogno del Tribunale per i minorenni.
Ci sono dei ragazzi ai quali é mancato ogni tipo di aiuto ad una crescita armonica questo direi che é la grande colpa del mondo degli adulti (del resto non é un grande senso di colpa il desiderio che in tanti abbiamo di occuparci dei problemi dell'adolescenza e dei ragazzi?).
I ragazzi hanno bisogno di crescere in ambenti adeguati, non frustranti, a cominciare dalla scuola, e dalla famiglia e ancora dalle agenzie più genericamente educative e del tempo libero.
Per fare un esempio relativo al messaggio televisivo, comincio a pensare che non é tanto il messaggio mediologico che fa esplodere certe situazioni di violenza, ma é il messaggio quotidiano che noi adulti forniamo e trasmettiamo ai nostri ragazzi che è sbagliato e fuorviante.
ll ragazzino che commette un atto di violenza nei confronti di un compagno per esempio, commette certo un reato anche perché sviluppa naturali pulsioni violente, essendo giovane, ma quel ragazzino nel suo quotidiano, che tipo di insegnamento riceve, che insegnamento ad essere uomo ha ricevuto? Sarà un tipo di insegnamento rispettoso che gli proviene dai suoi stessi genitori, dalla scuola, dai luoghi delle agenzie del tempo libero, o sarà un insegnamento irrispettoso? Se ci si guarda in giro gli insegnamenti che vengono dati sono prevalentemente irrispettosi. Allora é proprio vero che la televisione é cattiva, che sono i programmi violenti che spingono alla violenza? Alcuni programmi sono innanzitutto brutti, sono innanzitutto modesti dal punto di vista dello spettacolo, ma perché dobbiamo continuare a dire che é tutta colpa dei media?
E' colpa nostra, i media sono la nostra immagine, sono quello che siano noi, quello che noi trasmettiamo, e se noi abbiamo un cattivo giornalismo su questi problemi, se noi abbiamo una cattiva televisione é perché noi che ci riflettiamo in questa realtà siamo così; sono molto preoccupata dal fatto che si continui sempre a rinviare ad altri l'esigenza di essere più buoni, più responsabili, più accattivanti, di dare un messaggio positivo. Fermiamoci un attimo a riflettere: pensiamo che sia un messaggio positivo quello del padre che bestemmia in macchina se qualcuno lo sorpassa, o magari dice ad alta voce che compirebbe atti di violenza nei confronti dell'automobilista che lo ha preceduto? Il figlio ha introiettato quel messaggio. Si pensi ai tanti agi di cui godono i giovani. Oggi è difficile che i ragazzi non abbiano tante cose, ma il mondo degli adulti é tale per cui possedere é come esistere e ciò deve essere realizzato ad ogni costo. E' questo un messaggio positivo per i nostri figli? Quando abbiamo a che fare con famiglie nelle quali ci sono situazioni di malessere, dapprima dobbiamo cercare di individuare come aiutare quelle famiglie ad esprimere messaggi positivi, sapendo bene già quali essi siano. Se c'è confusione nel mondo degli adulti, che cosa possono esprimere i ragazzi, gli adolescenti soprattutto, che tra l'altro passano da un mondo dell'infanzia, in qualche modo protetto, quando non é crudele o violante della loro personalità, ad una situazione in cui é forte l'identificazione con l'adulto, che il più delle volte é a sua vola incapace di rassicurarli, di fare crescere le loro potenzialità.

Un esempio ancora: tutti ricordiamo quanto i ragazzi amavano in passato occuparsi dell'ambiente e della natura. Se ci pensiamo bene oggi ci sono ancora queste iniziative ma l'intervento e l'interesse dei ragazzi é di gran lunga diminuito. Ci si può rispondere che ciò accade perché i ragazzi sono nella stagione in cui si é discontinui, ma vi é anche un'altra chiave di lettura: anche su questo tema, che é il tema del loro futuro, li abbiamo delusi. Bisogna essere ben consapevoli che la situazioni di malessere dei ragazzi, fisiologica o patologica, é la nostra stessa situazione di malessere. Per fare allora una qualsiasi vera "prevenzione" dobbiamo individuare e risolvere le situazioni di malessere degli adulti, che propongano ai giovani codici positivi di comportamento.

La famiglia

  • la famiglia diventa un laboratorio di trasformazioni;
  • e' il punto di riferimento (ricercato o fuggito) all'interno del quale sperimenta il suo sviluppo;
  • il conflitto tra genitori e figlio è inevitabile
  • genitori iperprotettivi possono limitare fortemente l'autonomia e la creatività del ragazzo rendendolo dipendente;
  • genitori ostili e autoritari possono rafforzare l'aggressività;

GLI ANTECEDENTI DELL'AUTOSTIMA: IL CLIMA EDUCATIVO
A seconda del clima educativo che si crea in famiglia il bambino assumerà determinati tratti di personalità, che possono agevolare o compromettere la sua futura socializzazione.
Secondo Schaefer, il clima educativo può essere di 4 tipi:
- affetto (iperprotezione) + controllo = sottomissione,
- affetto + autonomia = buona fiducia in sé stessi,
- ostilità (disapprovazione, norme troppo rigide) + controllo = eccessiva timidezza, timore, ansia,
- ostilità + autonomia = disadattamento sociale.

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Fonte: Marisa Aloia


mercoledì 22 novembre 2017
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