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LE PAURE DEI BAMBINI
Perchè i bambini hanno paura?

PERCHE’ I BAMBINI HANNO PAURA?

 

Cos'è la paura ?

  • Lo sviluppo affettivo

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Come comportarsi di fronte ad una crisi di collera

REAZIONE EMOTIVA DI FRONTE AD UN PERICOLO ESTERNO RICONOSCIUTO COME TALE DALLA COSCIENZA.

Lo sviluppo affettivo

Le prime manifestazioni dell’affettività: ISTINTI, EMOZIONI e SENTIMENTI.

Gli istinti, le tendenze, i desideri, le aspirazioni, disposti dall’eredità in ogni individuo che nasce, provocano spontaneamente delle emozioni più o meno vive di tipo cardio-vascolare e psicologico, ma anche di tipo neuro-muscolare le cui modalità (patterns) sono iscritte nell’organismo (per es. le reazioni di collera), quando vengono percepiti o immaginati certi oggetti, cose o persone. Queste reazioni emotive sono di due tipi opposti:

  1. le une sono reazioni di piacere e di gioia di fronte ad un oggetto desiderato di cui si pregusta il possesso;

  2. le altre sono reazioni di paura e di timore di fronte ad oggetti che, al contrario, minacciano la sicurezza e si oppongono alla realizzazione di qualche desiderio vi è dunque, come affermava il Mc Dougall, un certo discernimento spontaneo, poi rafforzato o modificato dall’esperienza, degli oggetti corrispondenti ai nostri bisogni e desideri che nuocciono al nostro benessere. Tuttavia questo discernimento non e sempre preciso e può essere indotto con oggetti simili, come il poppatoio al posto del seno materno, la "mamma" di stoffa la bambola o l’orsacchiotto che soddisfano, a volte più che a sufficienza, il bisogno di presenza e di affetto. Soprattutto nell’uomo, il cui pensiero elementare, legato agli schemi istintuali, si mescolano a desideri ed aspirazioni più complessi e di più alto livello, l’istinto è soggetto ad alterazioni che possono occultarne o modificarne profondamente l’orientamento fondamentale. L’emozione ha una funzione importantissima nella vita e nell’equilibrio psicologico, perché, se va unita al piacere, permette di liquidarla le tensioni che rinascono periodicamente dai bisogni dell’organismo dall’accumulo di energia nervosa, dagli sforzi compiuti, e di distendere così l’individuo procurandogli una soddisfazione. Tali sono per es. i piaceri di un buon pranzo, del gioco, delle distrazioni e degli spettacoli (cfr. la catarsi), degli affetti familiari e delle amicizie, della scoperta della soluzione di un problema studiato, la riconciliazione dopo una separazione o un litigio. Il bambino dovrà imparare a controllare le proprie emozioni e a non lasciarsi dominare dalle più violente di queste, che lo distoglierebbero dalla ricerca di gioie e soddisfazioni di ordine più elevato, e potrebbero divenire tiranniche. Anche l’emozione, che ha origine dalla paura o dal timore - per es. la paura di un serpente, di un insuccesso, di una frustrazione, un castigo, di un rimprovero, di una colpa morale o religiosa, - deve essere controllata perché non conduca a stati di angoscia che non possono più essere dominati (angoscia morbosa); ma questo controllo presuppone una maturazione dei centri superiori del sistema nervoso, che non esiste alla nascita e richiede numerosi anni di graduale addestramento. Inoltre una fragilità e debolezza nervosa più accentuate rende certi bambini più vulnerabili agli effetti della paura e del timore, come si e visto a proposito dei disturbi emotivi del linguaggio.

Le prime manifestazioni emozionali del bambino hanno una forma piuttosto primitiva e si ricollegano alle soddisfazioni dei sensi, al benessere ovvero ai disturbi fisici; ma ben presto si manifestano emozioni di un tipo più elevato e sfumato, alle quali si dà più propriamente il nome di sentimenti, che nascono dalle relazioni che il bambino comincia a stringere con l’ambiente umano circostante; anzi tutto con la madre o la nutrice, ma anche con altri bambini.

IL PIACERE E IL DOLORE

Anzi tutto il piacere sensibile, che fin dalle prime ore di vita da luogo a manifestazioni diffuse; l’allattamento, il bagno tiepido, gli fanno spalancare gli occhi, come, dopo qualche settimana, le carezze, soprattutto sulle zone più eccitabili ed erogene del corpo. Manifestano questa viva emozione lo scintillio dello sguardo, i contorcimenti del corpo, l’accelerazione del polso, la salivazione, il pedalare dei piedi nel vuoto.

Al contrario si manifestano reazioni di dolore (sofferenza fisica, malessere), accompagnate da contrazioni del volto, dei pugni, contorcimenti del busto, quando il bambino ha fame o freddo, quando si sente troppo stretto nelle fasce, e disturbato da una luce troppo forte, e spesso piange o grida. Le lacrime, tuttavia, non appaiono prima del terzo mese.

LA PAURA E LA SICUREZZA

Anche la paura, che e una reazione affatto primitiva, può essere suscitata da sensazioni di perdita d’equilibrio, di rumore assordante, che provocano una contrazione muscolare, con arresto della respirazione, seguita da strilli e pianti. Invece, nella prime settimane, il bambino non sembra temere animali, come i serpenti, mentre più tardi, senza dubbio sotto l’influenza degli adulti, come hanno dimostrato i Behavioristi, dimostra timore di questi stessi animali e di altri più: inoffensivi. Lo si vedrà anche, dopo alcuni mesi, spaventarsi se vede sua madre con un paio di guanti neri, o alla vista di un coniglietto o di un ombrello aperto. A provocare la sua paura sono dunque oggetti o situazioni che ne minacciano la sicurezza. Al contrario il sentimento di sicurezza distende il bambino che si abbandona allora nelle braccia della madre e ritrova la pace e il sonno quando viene cullato. Questo sentimento di sicurezza che e stato studiato anche nelle giovani scimmie, può essere procurato con mezzi molto primitivi come il contatto con pezzetti di stoffa, guanciali, giocattoli di peluche, che il bambino può afferrare. Il riflesso d’afferramento, di cui abbiamo parlato, fa forse parte di questo complesso oggetti che rappresentano grossolanamente una figura, con grossi occhi di vetro luccicante, un naso e una bocca qualsiasi anziché far paura, rassicurano il bambino di pochi mesi. Sembra che ben presto queste sensazioni evocando una presenza, bastino a rassicurarlo proprio come 1’orsacchiotto, che egli tiene nel suo letto tranquillizza il bambino anche dopo parecchi anni. E’ chiaro che il bambino verso i 2 o 3 mesi si tranquillizza se sente presso di se un viso che egli comincia a riconoscere; gli sorride, gli tende le braccia, per sentirsene avviluppato. Invece, dacché la presenza si allontana dal suo campo percettivo, egli comincia ad inquietarsi ed a piangere.




 


mercoledì 22 novembre 2017
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