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TECNOLOGIA, spettroscopia nel vicino infrarosso

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I bambini a 5 giorni ricordano le parole

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I bambini inziano a ricordare i suoni delle parole della mamma e di chi sta loro attorno già da piccolissimi, addirittura dai primissimi giorni di vita. Lo affermano Silvia Benavides Varela e i colleghi del Laboratorio di Linguaggio Cognizione e Sviluppo della SISSA (International School for Advanced Studies) di Trieste in uno studio recentemente pubblicato sui Proceedings of the National Accademy of Sciences.


"Abbiamo detto ai bambini delle paroline semplici e dopo due minuti le abbiamo ripetute, i test prevedevano o di ripetere le stesse parole, oppure di cambiare le vocali e lasciare le stesse consonanti oppure viceversa, cambiare le consonanti e lasciare le stesse vocali" spiega al'ANSA la prima autrice, Silvia Benavides-Varela che quando ha condotto la ricerca era alla Sissa e che ora lavora all'Ospedale San Camillo di Venezia. Per stabilire la capacità di memorizzare il suono di una parola e di distinguerlo, i bambini durante i test sono stati esaminati con una tecnica non invasiva chiamata spettroscopia nel vicino infrarosso che consiste "nel dirigere un fascio di luce nel vicino infrarosso sulla testina del bambino - osserva la ricercatrice - e poi misurare la luce in uscita. Una parte della luce viene assorbita e la differenza ci dice quali sono le reti corticali che si attivano durante il test". Il lavoro mostra che la regionale frontale destra, che è la stessa che si attiva negli adulti durante il ricordo delle parole, è quella che si 'accende' nei neonati durante il riconoscimento vocale e in particolare mostra che i bambini riconoscono solo le parole che hanno le stesse vocali delle parole ascoltate in precedenza.

Meglio le vocali Gli esperimenti ci mostano principalmente due cose: in primo luogo che nei neonati l'informazione veicolata dalle vocali sembra più facile da riconoscere di quella delle consonanti” ha spiegato alla stampa Marina Nespor, docente della SISSA tra gli autori della ricerca. “La seconda osservazione è che le aree frontali potrebbero essere implicate nel riconoscimento delle sequenze parlate già dai primissimi stadi dello sviluppo”.
Abstract della ricerca alla pagina
http://www.pnas.org/content/early/2012/10/10/1205413109.abstract?sid=919f656c-494b-4db0-b07b-40f4283a7523

Gli scienziati
Silvia Benavides-Varela,
Jean-Rémy Hochmannc,
Francesco Macagnod,
Marina Nespora,
Jacques Mehlera,



Fonte: NOTIZIA ANSA 15/10/2012


sabato 19 agosto 2017
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